| | | 08/02/2010 - Dario Locchi: Messaggio in occasione del 10 Febbraio Cari amici,
è il sesto anno che si celebra il Giorno del Ricordo, che la legge del 2004, con voto quasi unanime del Parlamento, ha stabilito divenisse occasione solenne per far conoscere e spiegare a tutti gli italiani una pagina della nostra storia, che è anche la loro.Le numerose iniziative che si svolgeranno in tutta Italia e nei nostri Circoli sparsi per il Mondo hanno, dunque, proprio la finalità di riaffermare la continuità della memoria, soprattutto per le nuove generazioni, attraverso la conoscenza di quegli eventi. La memoria, disse Claudio Magris, aiuta a capire la verità del passato e ancor di più ad affrontare il futuro. La memoria non è il passato, bensì l’eterno presente, di tutto ciò che ha senso e valore. Memoria significa pure rapporto con la propria identità e consapevolezza di quest’ultima.Ci sono voluti più di 60 anni per vincere “la congiura del silenzio”, ma il Giorno del Ricordo fa giustizia - finalmente - di tanti ritardi, di tante sofferenze, di tante incomprensioni e di tante colpevoli omissioni. Per troppo tempo, infatti, l’orribile capitolo delle foibe è stato taciuto agli italiani ed oggi la lunga rimozione di quella tragedia appare in tutta la sua ingiustizia.Questa celebrazione assume, quindi, un grande valore civile ed umano, quello di mantener viva la memoria di un periodo tragico della storia del nostro Paese: gli eccidi delle foibe e quell’esodo doloroso e troppo a lungo dimenticato che, senza retorica, qualcuno ha definito biblico. Ma significa anche esplorare le contraddizioni, le responsabilità, i perchè di quanto è accaduto, significa rintracciare il passato senza l’alibi dei silenzi e l’ipocrisia delle rimozioni. Il secolo delle idee assassine è fortunatamente alle nostre spalle, ma affinché sia solo un brutto passato è necessario adempiere al dovere del ricordo, privo di zone d’ombra e reticenze. Furono 350mila gli italiani abitanti dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia che dovettero abbandonare le loro terre, le case, il lavoro, gli amici e gli affetti per scampare alla ferocia di una persecuzione inaudita. Non possiamo dimenticare che questi fratelli hanno vissuto un duplice dramma: quello di essere stati costretti ad abbandonare la propria casa e quello di essere stati spesso accolti con indifferenza e, in molti casi, con ostilità da quella stessa Italia dalla quale avevano sperato di ricevere un abbraccio solidale.Molti esuli vissero a lungo negli oltre cento campi di raccolta disseminati nella Penisola, in condizioni di vita difficilissime, in totale emergenza e assoluta provvisorietà. E in molti casi, come voi sapete bene, furono poi costretti ad emigrare all’estero.E non possiamo certo dimenticare le sofferenze inflitte a migliaia di istriani, fiumani e dalmati assolutamente immuni da ogni colpa se non quella di essere e di sentirsi italiani. Gli eccidi del 1943 e del dopoguerra, compiuti contro migliaia di inermi e di innocenti al confine orientale dell’Italia, furono un crimine contro l’umanità.Quindi oggi, nel “Giorno del ricordo”, desideriamo manifestare a tutti gli esuli un sentimento di sentita condivisione, di solidarietà sincera e di vicinanza spirituale. Vorrei, infine, citare le parole che il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha voluto dedicare al sentimento dell’esilio, che voi, cari amici, portate ancora nel cuore".
DARIO LOCCHI
Presidente dell’Associazione Giuliani nel Mondo
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